
Materiali e contributi
Con l’approvazione della legge regionale 3 giugno 2026, n. 11, Regione Lombardia si colloca all’avanguardia nel panorama regolatorio nazionale, introducendo la prima disciplina organica dedicata all’insediamento e alla gestione dei data center e offrendo, così, un modello di riferimento per le altre regioni.
La legge muove su cinque assi principali: localizzazione preferenziale in aree dismesse o degradate, con un sistema premiale cumulabile e un meccanismo sanzionatorio per il consumo di suolo agricolo, con incremento degli oneri fino al 200% per aree verdi e parchi regionali; un sistema di soglie di potenza (5, 10, 50 MW) idoneo a determinare tanto la conformità alle destinazioni di piano quanto il livello di governo competente; la semplificazione procedimentale tramite uno Sportello regionale competente al rilascio dell’autorizzazione unica di cui all’articolo 8 del D.L. n. 21/2026; il governo degli impatti attraverso una conferenza consultiva di concertazione per gli impianti superiori a 10 MW. Completa il quadro una Cabina di regia permanente con funzioni di monitoraggio e indirizzo.
La legge si inserisce consapevolmente nel quadro statale, evitando sovrapposizioni con le competenze nazionali e svolgendo una funzione di integrazione amministrativa e territoriale. La normativa va inoltre letta in connessione con le Linee guida del Ministero dell’Ambiente e con gli indirizzi tecnici regionali elaborati negli anni precedenti, di cui costituisce il punto di approdo normativo. La Lombardia offre così un esempio metodologico replicabile: individuazione preventiva delle aree preferenziali, coordinamento tra pianificazione territoriale e infrastrutture digitali, semplificazione procedimentale, promozione dell’efficienza energetica.
Proprio questa capacità di integrare fonti legislative, indirizzi amministrativi e procedure autorizzative rende l’esperienza lombarda particolarmente significativa nel panorama nazionale. Mentre molte regioni continuano ad affrontare il fenomeno dei data center attraverso l’applicazione frammentata delle regole urbanistiche ed energetiche esistenti, la Lombardia ha scelto di costruire una disciplina dedicata, idonea a garantire maggiore certezza regolatoria agli operatori e investitori, nonché chiarezza procedimentale alle amministrazioni procedenti.
Sotto questo profilo, la legge potrebbe costituire un modello replicabile non attraverso la trasposizione integrale delle singole disposizioni, ma mediante l’adozione di una metodologia regolatoria fondata sui medesimi principi e direttive, capace di valorizzare al contempo gli effetti economici e occupazionali degli investimenti. In assenza di discipline territoriali omogenee, il rischio è quello di una geografia regolatoria frammentata, con differenze procedimentali e interpretative suscettibili di incidere negativamente sulla localizzazione degli investimenti nel settore.
In tale contesto, infine, appare evidente come la presenza di specialisti del settore assuma, fin dalle fasi embrionali, una funzione strategica e non meramente ancillare. La realizzazione di un data center implica infatti il confronto con una complessa stratificazione normativa che coinvolge fonti europee, statali, regionali e comunali, richiedendo competenze interdisciplinari in materia urbanistica, ambientale, energetica e amministrativa in generale.
Risultano pertanto decisivi per il successo dell’iniziativa la corretta preventivazione del rischio autorizzativo, una costante e qualificata presenza durante i procedimenti amministrativi complessi e un dialogo affidabile con le istituzioni, anche ai fini della prevenzione del contenzioso.
La L.R. n. 11/2026, dunque, segna un passaggio fondamentale nella governance giuridica delle infrastrutture digitali in Lombardia, con una scelta pionieristica destinata a influenzare il legislatore nazionale e le altre regioni.
di Matteo Peverati e Francesco Ricotti
ARTICOLO PUBBLICATO SU IL QUOTIDIANO IMMOBILIARE
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